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Nina Simone – Sings the Blues

Mi dispiace, forse in queste ultime recensioni risulterò un po’ noioso (ove non lo risulti in generale) ma devo tornare a parlare di emozioni, anziché di descrizioni. 
Mi dispiace, forse in queste ultime recensioni risulterò un po’ noioso (ove non lo risulti in generale) ma devo tornare a parlare di emozioni, anziché di descrizioni. 

RCA Victor LSP-3789
Replica Speaker Corners
Vinile Vergine 180g.

Distributore per l’Italia: Sound & Music- Lucca
www.soundandmusic.com
Prezzo EU 39

 

Francamente sino a quel momento avevo pensato che nulla mi avrebbe mai – musicalmente e dal vivo parlando- emozionato più dell’attacco di Thick As a Brick nel tour ’74 dei Jethro Tull. O meglio c’era una piccola gara tra questo e una John Barleycorn inserita dai Traffic, a sorpresa, nel mezzo della suite di Glad in un concerto del ’75.
Qualche anno dopo ero in fila davanti all’Olympia di Parigi per entrare a sentire il concerto di Nina Simone.
Vabbé, insomma, vai a sentire Nina Simone, all’Olympia, come dire…Risultato garantito, c’è poco di che filosofeggiare o fantasticare. Ebbene quando si aprì il sipario, e a passettini quella piccola grande donna si avvicinò al piano, quando posò le mani sulla tastiera ed attaccò Real Real, io ebbi un sussulto che quasi mi fece cadere dalla poltrona (due volte già la usurata metafora s’era concretizzata, ma erano due occasioni d’ilarità, la prima volta che vidi “Ciao Pussycat” e durante un duetto esilarante nel concerto dell’Incredible String Band all’indimenticabile – “quod non fecerunt barbari…”- Teatro Goldoni di Roma).
Nina, grande Nina, indimenticabile (non è un sospiro, è un’imperativo!) Nina. 

Nina Simone Sings The Blues è un po’ la summa (ma non l’unicum) dell’opera di questa straordinaria artista con la “A” maiuscola e sottolineata. Undici blues, cinque scritti dalla stessa Nina e sei di altri autori, undici standards, perché anche quelli che non lo erano, nella fattispecie le canzoni della stessa Simone, lo sarebbero immediatamente diventati.
Adesso (ma succede, singolarmente, sempre dopo che le persone che avrebbero potuto anche godere di tanto successo se ne sono andate), I Want a Little Sugar in My Bowl ce la trapanano in testa sin dalle prime ore del mattino, nella pubblicità, una pubblicità di famiglie che, incredibilmente belle e riposate (e truccate e pettinate) la mattina si svegliano e croccano biscotti che le rendono ancora più felici e perfette (naturalmente vivono in un mondo in cui non si pagano le bollette, non esistono malattie, né colleghi di lavoro infami, né boss prepotenti, né governanti inetti e quant’altro: immagino sempre che nelle loro case, per quanto appaiono linde, profumate e incorruttibili, non esista nemmeno il WC nella stanza da bagno). Ma la vita della Simone fu tutto il contrario della vita delle famiglie mangiabiscotti e I Want a Sugar in my Bowl (“Vorrei dello Zucchero nella mia Ciotola”) è proprio il manifesto di questa “vita difficile”, ed è inutile che tentino d’ingannarci facendocela passare per una canzoncella scacciapensieri. 

Mi piace qui trascrivere una nota di copertina scritta dal suo produttore, Sid McCoy: “Nota del Produttore: My Man’s Gone Now è stata l’ultima canzone registrata in questa session. La signora Simone era, fisicamente e psicologicamente, esausta dalle precedenti registrazioni, ma nonostante ciò si sedette al piano ed iniziò a cantare e suonare questo famoso brano da Porgy and Bess. Il contrabasso la seguì. Da qualche recondito angolo Nina tirò fuori l’energia per offrirci una performance rara, perfetta, ispirata, con persino più intensità di quanta ne avesse sino a quel punto espressa. Fu un buona la prima, non era proprio possibile migliorarla ulteriormente”.
Ecco, queste  parole, sicuramente sentite, di McCoy, uno che a Nina ha voluto bene davvero, forse uno dei pochi uomini che non l’abbiano sfruttata, strizzata e gettata in un angolo, raccontano meglio di qualsiasi altra possibile espressione verbale (oltre c’è la sua musica) Nina Simone, la grande Nina Simone, quella straordinaria Artista con la A maiuscola e doppiamente sottolineata, che era Nina Simone. 

Il disco era e rimane bellissimo, l’incisione, eseguita dalla RCA con il celeberrimo metodo Dynagroove, era già di un livello davvero notevole (la registrazione fu interamente effettuata nel mitico “Studio B” di New York) purtroppo penalizzata, nelle stampe successive alla prima, da matrici non perfette, e quasi mortificata nelle stampe europee.
La riedizione, anche qui in forma di perfetta replica, da parte delle Speaker Corner, rende finalmente piena giustizia ad un disco che merita molta giustizia, e ad un artista che ha faticato ad ottenerne (se non, e tardivamente, per un brano che, più volte confessò, un po’ odiava, “My Babe Don’t Care ‘Bout Me”). Voce piena, perfettamente al centro della scena, pianoforte di grande luminosità e dimensioni credibili, contrabbasso vivo e corposo, percussioni nette ed efficacissime, pitch perfetto. Insomma un lavoro splendido, su un supporto vinilico silenziosissimo.
Anche in questo caso valgono le considerazioni fatte per Kind of Blue: costa molto (un pochino meno del disco di Miles), vale tutto quel che costa e anche di più. Ascoltatelo e non potrete più farne a meno.
Il buon vinile è una droga potentissima. Dà, è vero, assuefazione, ma in compenso fa un gran bene alla salute.

Bebo Moroni

Mi dispiace, forse in queste ultime recensioni risulterò un po’ noioso (ove non lo risulti in generale) ma devo tornare a parlare di emozioni, anziché di descrizioni. 

RCA Victor LSP-3789
Replica Speaker Corners
Vinile Vergine 180g.

Distributore per l’Italia: Sound & Music- Lucca
www.soundandmusic.com
Prezzo EU 39