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Sugden+Harbeth

Sugden A 21 SE +
Sugden CD 21 SE +
Harbeth HL-P3ES-2

Il misterioso, chiarissimo fascino della semplicità (tra nuovo e usato, una catena senza tempo per ambienti non enormi, e gourmet non milionari)

Semplice sia nella composizione che nella, se così si può dire, spartanità di soluzioni ed estetica.

Sobriamente elegantissimo, ma soprattutto di una musicalità e di una purezza oggi quasi impensabili.

È la piccola aristocraticissima catena che vi propongo.

Solo per seri buongustai, non golosi tout-court, grazie.

Sugden A 21 SE +
Sugden CD 21 SE +
Harbeth HL-P3ES-2

Il misterioso, chiarissimo fascino della semplicità (tra nuovo e usato, una catena senza tempo per ambienti non enormi, e gourmet non milionari)

Semplice sia nella composizione che nella, se così si può dire, spartanità di soluzioni ed estetica.

Sobriamente elegantissimo, ma soprattutto di una musicalità e di una purezza oggi quasi impensabili.

È la piccola aristocraticissima catena che vi propongo.

Solo per seri buongustai, non golosi tout-court, grazie.

La catena che vi propongo ha nella straordinaria raffinatezza progettuale e al contempo nella semplicità delle forme e del design elettronico ed acustico, i suoi grandissimi punti di forza.

È, come dicevo, una catena per grandi buongustai, che rifugge, sia nel suono, che nelle dimensioni, che nelle forme, da qualsiasi forma di clamore o di esagerazione, anzi fa della moderazione la sua eccezionale eleganza, della tradizione, assodata e importante, la sua profondamente radicata base, delle prestazioni pure, incontaminate, perfette lì, fin dove si può, senza cercare un oltre che verrebbe pagato al costo di colorazioni, sbavature, approssimazioni. Una catena di riproduzione che non tradisce e non tradirà mai chi ama veramente il suono migliore, non l’high end come concetto di autocompiacimento, ma il piacere più puro e fine della musica, piacere intimo ma perfettamente condivisibile.

Niente fuochi d’artificio, niente gare infantili basate sulle dimensioni e sulla potenza, nessun artificio estetico (se non la grazia di un design parco ed elegante al tempo stesso), molta storia alle spalle, grande affidabilità, prestazioni (sempre sinché si può, sempre senza voler strafare) allo stato dell’arte.

Una catena, peraltro, perfettamente attinente alla condizione reale della stragrande maggioranza degli appassionati, che non vivono in castelli e non dispongono di saloni per le feste, ma non per questo intendono rinunciare al massimo della musicalità. E nemmeno alle emozioni più coinvolgenti che un ascolto ad alto livello è in grado di regalare.

Insomma, una catena costosa, ma senza far follie, tecnologicamente avanzata, ma senza esercitazioni fini a sé stesse, impegnativa ma senza essere la cosiddetta “palla al piede”, utilizzabile quotidianamente senza troppo doversi preoccupare di pre-riscaldamenti, costanti regolazioni, posizionamenti impossibili e via dicendo tutte le rogne che gli agognati oggetti della nostra passione, troppo spesso ci propongono.

Insomma, l’eleganza assoluta che si concretizza nel vostro salotto.

L’Amplificazione

Doveroso stavolta partire dall’amplificazione e non dalla sorgente, perché il Sugden A21SE è in qualche modo il papà o almeno il fratello maggiore del CD21SE, essendo quest’ultimo ispirato nella costruzione e nella semplicità progettuale allo storico ampli integrato britannico.

L’A21SE rappresenta la più recente e massima incarnazione di un progetto davvero storico: presentato nel 1968 (una data significativa…) il Sugden A21 è stato il primo amplificatore integrato in pura classe A nella storia dell’alta fedeltà, e con “pura” classe A s’intende che a differenza di altri più recenti colleghi, non commutava davvero mai in classe AB, se non ovviamente al clipping (ma nessun amplificatore deve e può essere ascoltato in clipping, anzi soprattutto non deve essere portato a raggiungere il clipping o sovrapilotaggio).

Comunque, per oltre un quarto di secolo l’A21 è rimasto (aggiustamenti estetici a parte) praticamente immutato, con tutti i suoi grandi pregi, e con le sue non proprio indifferenti manchevolezze (e mi riferisco alla sua scarsissima tolleranza ai carichi inferiori a 6 Ohm), poi qualcuno s’è ricordato del Sugden A21, dell’infaticabile lavoro di chi, pur di fronte a fatturati modesti, ha continuato a perpetuare la storia di questo straordinario integrato, e l’A21 è improvvisamente tornato in auge, tanto da far meditare seriamente sulla possibilità di qualche ritocco sostanzioso. Problema non da poco perché ritoccare sostanziosamente un ampli leggendario e dalla sonorità leggendaria, è sempre un grosso rischio. Ma evidentemente in Sugden c’è chi i rischi se li sa prendere e sa anche come gestirli progettualmente.

Così dal mitico A21 sono stati generati dapprima L’A21a che aveva una potenza leggermente superiore al modello originale (25 watt contro i 20 dell’A21 “liscio”) e l’A21 Series Two, che torna ai 20 watt per canale originali, ma migliora nettamente il suo rapporto con le basse impedenze, e l’A21 SE, ovvero il capolavoro che supera se stesso, con 30 watt di potenza per canale su 8 ohm, 40 su 4 ohm, migliorato meccanicamente grazie all’adozione di un telaio ultra-rigido ad alta massa, potenziato nell’alimentazione, con cinque ingressi linea commutabili tramite relè, un nuovo progetto a larghissima banda (con una risposta in frequenza piuttosto impressionante, da 10Hz a 131 KHz entro 3 dB, e già l’A21a Series Two da questo punto di vista non scherza), nuovi connettori e nuova (splendida) morsettiera per i diffusori, nuova estetica, semplice ma anche grintosa, con un design deliziosamente a metà tra il retrò e il disegno “estremo” all’americana), e ben 14 chili di peso di cui nemmeno un grammo è superfluo. L’A21a Series Two rimane in catalogo come “standard”, l’A21SE se così possiamo dire, è la sua versione “Abarth”, quella in grado di sconocchiare gli ossicini alla gran parte dei più prestigiosi integrati in commercio, ma anche, per i nostri gusti, a moltissime accoppiate pre-finale di grido.

La sorgente

Alla Sugden fecero una considerazione che mi piacque molto, insomma, come più volte ho avuto modo di sostenere, con cui concordo pienamente.

Fatto salvo che un buon lettore CD integrato deve avvalersi di una buona sezione di conversione D/A, ed avendola ovviamente adottata (ma ormai questa è la fatica minima) per ottenere un lettore di dischi ottici secondo lo standard “Red Book” degno di cotanto amplificatore bisognava lavorare, soprattutto, sulla meccanica. Intesa come meccanica di lettura (rarissimo oggigiorno trovarne una tanto solida e curata) ma intesa in senso più lato come meccanica generale dell’oggetto. E dunque, come nell’ampli A 21 SE si è lavorato sull’isolamento meccanico delle componenti, e sull’alimentazione ottenendo quasi 9 Kg di CD Player. E perdonatemi se insisto sul peso di questi compatti oggetti, ma, non certo per zavorra, rappresenta quantitativamente un aspetto squisitamente qualitativo.

Non c’è nulla di fenomenale, di incredibilmente innovativo (e d’altra parte cosa ci potrebbe essere di così straordinariamente innovativo in una tecnologia che ha come tendenza necessariamente vitale l’innovazione, tanto da essere, questa costante innovazione, spesso fine a se stessa?). Le scelte della Sugden sono state fatte con molta attenzione e capacità: il convertitore è un DAC 7 single/multi-bit, scelto per la sua capacità, traduco letteralmente “di presentazione analogica del messaggio musicale e di dettaglio”, lo stadio di uscita analogico è un circuito “cascode” a zero feedback e bassissima impedenza, l’alimentazione prevede sette alimentatori regolati, ciascuno con avvolgimenti separati dal grosso trasformatore audio-grade principale.

Il CD 21 Non è più in produzione, forse non ha avuto il successo che meritava, ma usato si trova e a buoni prezzi. Il suo Dac è ancora ottimo anche se volete impiegarlo (c’è un ingresso SPDIF coax, bisogna adattarsi) per collegare lettori per files a più o meno alta risoluzione) ma a me piace, com’è noto, il supporto fisico, persino quel brutto anatroccolo del CD. IL CD 21 SE ancora da le piste a macchine che proclamano risoluzioni fantascientifiche.

Il sistema di altoparlanti

Gli Harbeth HL-P3ES-2 (usati) o HL-PRES-R SE (nuovi, persino un po’ più raffinati e con un bit di potenza in più sul basso, ma come scegliete scegliete bene) sono dei piccoli diffusori talmente straordinari che possono essere riproposti all’infinito, tanto assai difficilmente sarà possibile reperire, in attigue fasce di prezzo e ingombro, qualcosa di meglio.

L’HL-P3ES-2  è un diffusore in sospensione pneumatica, che in appena  305 x 188 x 198 mm ospita un woofer “custom made” da 110mm con cono in polimero, a corsa lunga e dotato di una struttura motore impressionante, e un tweeter anch’esso “custom made” con cupola in titanio da 19mm, raffreddato con ferrofluido. Entrambi i componenti dispongono di magneti schermati. Il crossover è decisamente complesso, insolitamente complesso rispetto a ciò che siamo soliti osservare ultimamente sui diffusori compatti e non, ma questa complessità ha ragioni precise, ed è in qualche modo il cuore del progetto. Un progetto, come spiegato in seguito, che deve strappare dai cuori degli appassionati, o quanto meno non farlo rimpiangere, un progetto che è nel mito dell’alta fedeltà.

Le caratteristiche dichiarate sono piuttosto conservative, e anche in questo dobbiamo riconoscere la grande serietà della casa britannica, che evita di dichiarare dati inverosimili sulla risposta in basso di un diffusore così compatto. Ma posso dire che il  dato dichiarato sul punto minimo di risposta in basso a -3dB corrispondente a 75 Hz a 1m in asse in campo aperto, posizionato in ambiente si rivela ben più in basso.

L’efficienza è modesta, la tenuta in potenza dichiarata anche, ma sappiamo bene che se c’è un dato assolutamente aleatorio, è proprio la tenuta in potenza di un diffusore e visto che ripetere giova, vorrei ricordare ai nostri lettori meno esperti, che in natura non è dato che un amplificatore danneggi un diffusore per troppa potenza, mentre è assai frequente che un piccolo amplificatore riesca a danneggiare anche un grosso e apparentemente inscalfibile cassone, se viene obbligato a lavorare in condizioni di erogazione superiore alla potenza massima a livelli sopportabili di distorsione – come già si diceva parlando dell’ampli-  cioè in clipping, condizione di sovrapilotaggio con componenti micidiali di distorsione.

Diciamo dunque che il dato dichiarato dalla casa, che prevede applicazioni di potenza da 25 a 50 watt continui, ce lo teniamo buono come indicatore “aleatorio” Harbeth, tenendo conto che se davvero riuscissimo ad applicare 50 watt continui al nostro diffusore, verremmo arrestati dalle forze dell’ordine, se siamo fortunati, poco prima che le nostre orecchie inizino a sanguinare.

Fatto estremamente positivo, il diffusore può essere collocato in adiacenza della parete di fondo, cosa che renderà la vita più semplice a molti utilizzatori. In adiacenza vuol dire comunque ad almeno 30cm da questa, mai appoggiato alla parete. 

Eredi in casa Harbeth del mitico mini-monitor BBC LS 3/5a, mi hanno dato molto da pensare a proposito della loro nobile origine. E’ un tasto delicato da toccare perché gli appassionati dell’ LS 3/5a hanno un atteggiamento solitamente talebanico (persino con più d’una ragione) ma alla fine, dopo averli tanto confrontati dico…Sì, gli Harbeth HL-P3ES-2 sono superiori ai mitici BBC. Lo sono perché riproponendo la medesima finezza e precisione, oserei dire carezzevole precisione, degli LS 3/5, hanno dalla loro una gamma bassa di profondità e potenza insospettabile per un diffusore così compatto, con un’articolazione del mediobasso che può rivaleggiare tranquillamente con le migliori realizzazioni in assoluto, indipendentemente da dimensioni e prezzo.

Il problema è semmai trovare dei partner all’altezza di questi diffusori. Ma noi, come sopra descritto, li abbiamo trovati. Eccome.

L’Ascolto

Si prevede che questo impianto verrà posizionato in ambienti di dimensioni (come da premessa) compatibili con il normale svolgimento di una vita domestica. In questo caso, anche in saloni generosi, i 30 purissimi watt del Sugden saranno in grado di far produrre ai piccoli Harbeth pressioni perfettamente compatibili con un serio e impegnato ascolto in casa, lasciando spazio anche a qualche eccesso.

In ogni caso se non si potranno avere gli Iron Maiden a grandezza live sul palcoscenico di fronte al divano, la musicalità (termine abusato, ma in questo caso non ce ne potrebbe essere alcuno maggiormente significativo ed esplicativo della realtà) di questa catena, la magnifica musicalità di questa piccola magica catena d’ascolto ripagherà abbondantemente dei mancati cazzotti alla bocca dello stomaco e dell’odore di pelle, polvere e sudore.

Ebbene si, siamo nel regno del puro incanto, dove a una timbrica soave e insieme precisissima, si accompagna un’analisi spietata eppure deliziosa del dettaglio, una cura incredibile del colore originale degli strumenti. La straordinaria prestazione in basso del Sugden A21SE viene coadiuvata magnificamente dal piccolo woofer Harbeth, fornendo una sensazione di pienezza e di completezza difficilmente riscontrabile in impianti di ben altre pretese (in termini di dimensioni e prezzo) che pure misurati mostrerebbero ovviamente un basso più profondo e capace di volumi decisamente più ampi. Gamma media e acuta si distinguono come tra le migliori oggi ascoltabili, per fluidità, melodiosità, neutralità. La gamma armonica degli strumenti viene trattata con strepitosa cura da questo compatto trio delle meraviglie, rendendo ogni ascolto un’esperienza difficilmente dimenticabile.

Sto parlando di miracoli? Forse, o forse più semplicemente sto parlando di componesti straordinari e straordinariamente ben assortiti.

Piccole raccomandazioni e una nota estetica

I diffusori vanno posizionati su stand da 60/65 cm, io uso normalmente dei Solid Steel ZR6 che consiglio caldamente, non è il caso di mortificare queste piccole meraviglie con dei piedistalli economici o comunque inadeguati.

Anche con le elettroniche userei delle accortezze di collocazione: è vero che la loro solidissima costruzione ben poco risente degli indesiderati apporti esterni, ma è altrettanto vero che di fronte a tanta qualità, abbondare non guasta mai. Sempre io, personalmente, uso (e su questi sono stati collocati i Sugden) tavolini SolidSteel della serie H, che mi piacciono assai sia in termini estetici che (cosa ancor più o almeno altrettanto importante) tecnici. Anche in questo caso effettuate la vostra scelta con un certo margine di liberà, ma non lesinate in qualità. In fondo vi state mettendo in casa una delle migliori catene per la riproduzione della musica, fatti tutti i conti di cui sopra, oggi ottenibili.

Inutile che vi dica (al contrario della pur suggestiva foto che illustra questo articolo) di non impilare il CD sull’ampli o viceversa. L’ampli, peraltro, essendo un VERO classe A, ha bisogno di “respirare” bene e di poter dissipare con facilità il notevole calore generato.

La nota estetica: I Sugden sono disponibili sia in versione “silver”che “titanium”. Ovviamente la scelta è personalissima, ma certo che in versione titanio sono di una bellezza…

Il giradischi analogico lo scegliete voi. Per il Phono io mi orienterei comunque su Sugden.

Bebo Moroni

Sugden A 21 SE +
Sugden CD 21 SE +
Harbeth HL-P3ES-2

Il misterioso, chiarissimo fascino della semplicità (tra nuovo e usato, una catena senza tempo per ambienti non enormi, e gourmet non milionari)

Semplice sia nella composizione che nella, se così si può dire, spartanità di soluzioni ed estetica.

Sobriamente elegantissimo, ma soprattutto di una musicalità e di una purezza oggi quasi impensabili.

È la piccola aristocraticissima catena che vi propongo.

Solo per seri buongustai, non golosi tout-court, grazie.